Le specchie

Pietre del Salento – Le specchie

Pietre del Salento: Il preambolo

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Introduzione: L’area comprendente i Comuni di Specchia, Ruffano, Taurisano e Presicce è conosciuta come quella con la concentrazione maggiore di “specchie” nei tempi antichi. Oggi purtroppo ne rimangono solo pochi esemplari.
Sembrerebbe che l’origine del nome del borgo di Specchia derivi dall’enorme mucchio di pietre che sorgeva nei pressi del paese e noto nel Medioevo come “Specla de Amygdalis”. Mentre tra le specchie sopravvissute ai giorni nostri, quella che merita una maggiore attenzione è senz’altro “specchia Silva”. Sorge nel territorio di Taurisano e si erge per un’altezza di dieci metri. Secondo alcune fonti, sul finire dell’800, le dimensioni dovevano essere il triplo, le centinaia di pietre che la componevano furono usate per la costruzione di pajare, muretti a secco e per la produzione di calce. Non ci deve meravigliare, è materia prima facile da reperire. Curiosa la coincidenza secondo cui essa faceva parte di un sistema di sei specchie che si dipanavano lungo una linea geomagnetica, il che ha riacceso tra gli studiosi nuovi interrogativi sulle reali funzioni delle specchie Salentine. [Sandro Dumas]

P.S.: L’ambiente è parte del viaggio, rispettalo e vivilo con discrezione. Non lasciare tracce del tuo passaggio, qualcuno potrebbe aver lavorato duramente per permetterti di godere del contesto naturalistico che stai attraversando. La natura pretende solo di essere rispettata… non chiede altro. E’ sufficiente comportarsi come se fosse tuo quello che ti circonda (se ci pensi, in buona parte lo è).

Pietre del Salento:

Le specchie

Le pietre nel Salento sono, per chi solitamente si misura con esse sui campi da coltivare, spigolose, pesanti e dure. Oltretutto sono abbondanti e ben ancorate al suolo sotto pochi centimetri di terra ricca di ferro o affioranti, basta guardarsi intorno distrattamente per vederle spuntare ovunque. Bianche, scavate dal vento e dalla pioggia rara, annerite e spaccate dal sole o frammentate da chi la terra l’ha lavorata. Che farne? Per esempio muretti a secco per delimitare le proprietà, favorire la condensazione dell’umidità ricavandone acqua oppure costruire pajare, i tipici semplici ricoveri per cose, animali e a volte persone ma anche arte per dar forma a credenze e scacciar paure. Sin qui tutto facile ed intuibile ma già nel Medioevo si osservavano cumuli enormi di pietre disposti in una certa maniera, in luoghi adatti alla loro funzione. Cosa sono? A cosa servivano? Da quanto tempo sono lì?
Il percorso disegnato mira a dare concretezza ai quesiti dando l’opportunità di osservarle e toccarle con mano quasi sempre. Fenomeni dalla parvenza eterna e che raccontano di un Salento arcaico e a tratti enigmatico sfruttando un’altra risorsa anch’essa abbondante da queste parti, le vie di collegamento tra luoghi. Quelle vie e viuzze, sentieri vie di passaggio che, per coincidenza, sembrano pennellate per essere percorse in bicicletta. Sottovalutate nella funzione dei giorni nostri, dimenticate o addirittura fagocitate per far posto ad altro, cancellate dalla natura che recupera spazi quando non utilizzati. È una rete dinamica più di quel che si possa immaginare, le cui maglie si infittiscono o si dilatano nel tempo. Lo fanno per uno scopo preciso, certi luoghi vanno raggiunti o saranno dimenticati. Anche qui alle porte del Capo ma lontani dal mare.

Marius Branca
I colori contrapposti del Salento di fine primavera
I colori contrapposti del Salento di fine primavera