
Intr’U Salento – Selezione 560-600 (Capo di Leuca)
Intr’U Salento: Il preambolo
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Si parte o si ripartire sempre a fatica da Leuca, letteralmente. Se è vero che il mare domina l’orizzonte per molto meno della metà di un giro su sé stessi è altrettanto vero che ciò che resta è tutto in salita. Detta così può sembrare inverosimile se si pensa al Salento adagiato su due mari ed in più piatto, luoghi comuni! Altro elemento la luce, quella del Capo ha qualcosa di speciale, di fissato nell’aria, qualcosa che la rende tangibile, quasi palpabile. Contorni sempre marcati, cristallini e tonalità contrapposte per forza di colore, mai graduate.
Dunque arrivati in vetta, si fa per dire, stradine facili, strette e poco frequentate ci guidano leggere a restituire il pegno pagato e patito in partenza, ricordate? Per lasciarsi alle spalle Leuca e il mare?
In fine, influenzati da quel vivere a ritmi umani, votati all’essenziale, i borghi immutabili nei loro segni. Le torri distintive di Salignano e Barbarano, Giuliano segnata, incisa di epigrafi e i malocchi scacciati, Borgo Terra a Castrignano, Patù nata dalle gesta di Geminiano. Leuca Piccola Ostello accogliente ed essenziale per viandanti stanchi provenienti da luoghi lontani. Insomma borghi piccoli ed eterni. Si sarà capito, non sarà l’ampiezza di vedute a rubar la scena ma la cura nel particolare, il particolare ereditato nel tempo che vuole lasciare un messaggio, anche profondo di vita e valori ancora impressi nei luoghi.
Dove finisce la traccia? Tra due luoghi ormai uniti anch’essi segnati dal tempo infinito.
P.S.: L’ambiente è parte del viaggio, rispettalo e vivilo con discrezione. Non lasciare tracce del tuo passaggio, qualcuno potrebbe aver lavorato duramente per permetterti di godere del contesto naturalistico che stai attraversando. La natura pretende solo di essere rispettata… non chiede altro. E’ sufficiente comportarsi come se fosse tuo quello che ti circonda (se ci pensi, in buona parte lo è).
Lo spunto da cui si è partiti per disegnare il percorso?
√ Fortificazioni nel Salento – Omomorto in Finibus Terrae
Intr’U Salento:
Selezione 560-600 (Capo di Leuca)
Tempi di percorrenza
A rallentare la pedalata non sarà certo la strada ma il continuo sostare a cercar particolari. Quaranta chilometri lenti da attraversare in tre ore.
Tipologia di Percorso
Un inizio sfidante in termini di dislivello che dallo zero metri sul livello del mare di Leuca passa ai cento metri per raggiungere Salignano. Da subito si pedala lungo una tipica via secondaria con strappetto (meno di cinquecento metri di sterrato) in salita per godere della vista panoramica dal Teleposto. Il Canalone di San Vincenzo da fiancheggiare da un lato prima di imboccare la Strada provinciale che mena per Gagliano del Capo solitamente poco frequentata. Segnerà il raggiungimento dei cento metri sul livello del mare e dunque l’inizio esplorativo dei borghi separati da poche centinaia di metri l’uno dall’altro tra vicoli e stradine di collegamento silenziose e con traffico quasi nullo. Da Patù un ultimo sforzo per raggiungere Vereto e la sua serra che sfiora i centocinquanta metri di altezza, sarà il culmine altimetrico e di sforzo fisico prima di riscendere a Patù e dirigersi verso Giuliano. Da Barbarano si pedalerà su una splendida via secondaria lungo il fianco superiore orientale della Serra fino alla meta di Presicce-Acquarica.
I punti caratterizzanti
Si parte dalla Torre dell’Omomorto a Leuca per risalire e raggiungere il Canalone di San Vincenzo dove, chi lo vorrà, si potrà dedicare a cercare le grotte rupestri sparse qua e la, magari segnate da croci graffitate da abitanti a partire del periodo bizantino. La Torre di Salignano e Borgo Terra di Gagliano del Capo a ricordarci del passato romano ed il Medio Evo. Patù, la Chiesa di San Giovanni Battista con parte di affreschi di impronta bizantina e le Cento Pietre (mausoleo) provenienti dalla Vereto messapica, l’Edicola di Sant’Aloia e l’archeologia della massicciata della strada carraia di Uschia Pagliare. Giuliano ed il Castello con i suoi bastioni, l’insolito Menhir Mensi, le epigrafi latine e le maschere raffigurate ad allontanare i malocchi. La Torre Capece a Barbarano e l’accoglienza svelata ai pellegrini a Leuca Piccola. Le Vore lì presenti ma inaccessibili purtroppo.
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